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  • marco z.
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Gentile casa editrice “XY”

Io conosco voi, ma voi non conoscete me. Proprio per questo motivo ritenevo opportuno scrivervi qualche riga sui miei racconti, su cosa parlano. Ci ho pensato un bel po’, guardando fuori dalla finestra, tanto che mi stava venendo sonno. Ho sbadigliato e mi sono seduto alla scrivania. Non e’ cambiato molto. Allora sono andato di sotto a prendermi un ghiacciolo. So che sarebbe stato meglio farmi una birra, ma e’ estate, e’ Australia e sono le 10 del mattino. Un ghiacciolo puo’ andare bene, anche se non dovrei. Non dovrei, ma mi piace lo stesso. Forse mi piace proprio perche’ non dovrei.

I miei racconti –e qui torniamo al discorso iniziale e lasciamo perdere almeno per un po’ il ghiacciolo- sono pieni di cose che non dovrei. Non dovrei essere cosi’ pessimista, dicono alcuni. Cosi’ negativo. Non dovrei essere cosi’ sconcio, qualche volta. Non dovrei far bere i miei personaggi cosi’ tanto. Non dovrei forse metterci tutte quelle parolacce, ne’ infilarmi in situazioni piccole e difficili. Non dovrei essere cosi’ arrabbiato.

Non dovrei ma mi piace tutto questo, quasi quanto il ghiacciolo. Mi piace anche perche’ sento che devo. Devo parlare di alcune cose che mi sono rimaste qui. Devo buttarle fuori, dar loro fuoco e ballarci intorno un’ultima volta. Devo colmare quel vuoto che quasi tutti i libri che ho letto non sono riusciti a fare –perche’ era il mio vuoto, certo, ma anche quello di altri. Un vuoto di cui non si sente parlare, che non fa notizia. Il vuoto di un sabato sera con l’anima sanguinante e niente da fare. Il vuoto di una valigia da fare verso nessun posto dove andare. Il vuoto di una coppia che a malapena si parla, e nessun amore piu’ da salvare.

Lo so, gentile redazione dell’ “XY”. Sto straparlando. La descrizione della propria opera dovrebbe avvenire in due, massimo tre righe, asettiche, concrete, ordinate. Dritte al punto, la’. Senza ironia, senza eccessi, senza vaneggiamenti.

Si’, lo so. Ma senza tutte queste cose, gentile redazione, come faccio a parlare dei miei racconti?

Non ne tiriamo fuori nemmeno quelle due o tre righe in croce.

E non perche’ voglio fare quello profondo, non perche’ cosi’ snaturerei la POESIA di quello che sto cercando di dire. Chi se ne fotte della poesia (e vogliate scusare la parolaccia, gentile redazione).

Non ci riesco perche’ nemmeno io lo so di cosa parlano le mie storie. Vengono cosi’,impellenti e improvvise, d’istinto come dicevo prima, e allora devo buttarle fuori altrimenti annego. Scrivo per salvarmi la vita, nient’altro. Della casalinga, del ragazzino, dell’intellettuale, non me ne frega niente. Nemmeno di voi, gentile casa editrice, m’importa granche’.

Non e’ menefreghismo, strafottenza. Sono solo sincero. Parliamo di parole in fila, qui. L’Arte proprio non potremmo farcela entrare in 3 righe.

E allora cosa mi resta da dirvi? Della morale delle mie storie? Delle caratteristiche dei miei personaggi? Dell’intreccio avvincente?

Non c’e’ nessuna morale, signori, proprio come nella vostra e nella mia vita. Ognuno ci trova il senso che vuole, sempre se vuole.

I personaggi? Ma siete voi, signori. Sono io. E’ la donna che vi russa accanto nel letto. E’ il tizio mezzo addormentato sul vostro autobus. E’ vostro padre e vostra madre. Cosa resta da aggiungere?

Forse resta l’intreccio. Ma anche quello, ahime’, manca. I miei racconti non costituiscono un corpus omogeneo. Non ho una mission specifica, tranne quella di farmi capire. Magari il punto e’ questo: parlarvi di voi, di me, in modo chiaro, semplice. Un modo dove leparole parlano per le parole, e non c’e’ altro. Nessun trucco. Siamo voi e io a guardarci negli occhi. A ridere, a volte, a piangere, a fare a cazzotti. A comunicare, urlare, a vivere e morire. Lasciate perdere tutto il resto.

Ho superato un po’ le 2 o 3 righe di descrizione dell’opera, mi sa. Poco male. Se fossimo all’inizio della lettera vi direi di saltarla tutta e andare ai racconti, dove le parole bastano a se’ stesse. Visto che siamo alla fine, non mi resta che ringraziarvi del vostro tempo.

Buona lettura.

Distinti saluti,

Marco Zangari.

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Un vendinuvole specializzato in tempeste. Con le cose che non so ci si potrebbero riempire enciclopedie. Quello che so e’ che, se io e voi siamo qui in questo momento, ci deve essere qualcosa di profondamente sbagliato.
Ho pubblicato due racconti in due raccolte della Edilet. Nel settembre 2015 e’ uscito il mio primo romanzo, “Latinoaustraliana”, per la Nativi Digitali Edizioni (disponibile in formato elettronico in tutti gli store digitali e sul loro sito: http://www.natividigitaliedizioni.it/).
In attesa di gloria postuma, ogni tanto passo per un mojito e due chiacchiere dall’Hotel Morgana (http://www.hotelmorgana.blogspot.com.au/).
Trovate tutte le mie fandonie raccolte nel mio sito http://www.marcozangari.it/

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